È venuto il momento di trarre delle conclusioni. Scrivere questo libro è stato un viaggio entusiasmante. Tutto è partito a causa di mie spesso sopite ansie e frustrazioni nel sentire discorsi vuoti e superficiali tra le generazioni che mi hanno accompagnato. Scrivendo mi sono reso conto invece di tante mistificazioni, ipocrisie, falsità che hanno sempre contraddistinto il giudizio di una generazione verso quelle seguenti.
Sarebbe così semplice, invece, raggiungere una maggiore armonia tra le generazioni; è sufficiente ribaltare l'ottica, guardare la cose con gli occhi degli adolescenti, cercare di capire cosa vedono nella società degli adulti. Solidarietà o sopraffazione? Senso del bene comune o "mors tua vita mea"? Il primato dell'essere o la ricerca dell'apparire? Meritocrazia o favoritismi? Pensare che il futuro dei nostri figli sia un problema che devono risolvere loro è tanto falso quanto stupido e arrogante. Sono adulti quelli che governano il nostro stato e la nostra economia e si "dimenticano" dei nostri ragazzi salvo poi criticarne la svogliatezza e giudicarli "bamboccioni"; sono adulti quelli che propinano inutilità di ogni genere solo per creare mode e dipendenze; sono adulti quelli che stanno consumando la nostra atmosfera, disboscando le nostre foreste, costruendo ovunque; sono adulti quelli che stanno aprendo la forbice della ricchezza consentendo ai ricchi di diventarlo sempre di più e ai giovani di non trovare lavoro e quindi famiglia. Sono adulti coloro che propongono ai giovani modelli futili, ma estremamente attraenti, scorciatoie verso un facile successo: le veline, i reality, il calcio, milioni regalati a chi risponde a domande sceme di quiz televisivi, un ceto rampante che ostenta e produce ricchezza evadendo il fisco, in perenne slalom tra condoni, furbetti del quartierino, prescrizioni di reato e trionfo dell'illegalità. Proviamo a ribaltare l'ottica, a guardare il mondo con gli occhi degli adolescenti e dei giovani. Cosa leggono nella società adulta? Senso del bene comune o un agire secondo la logica mors tua vita mea? Il primato dell'essere o la ricerca dell'apparire? L'impegno e il gusto di una fatica costruttiva o la bramosia del "tutto e subito" a qualunque prezzo? Vero è che i giovani di oggi perdono sempre più il contatto con la realtà, con le relazioni umane e con lo scorrere del tempo e tendono a chiudersi nella dipendenza dalle realtà virtuali create dalle nuove tecnologie. I giovani di oggi stanno modificando linguaggio e modi di comunicare. Scrivono a malapena in stampatello e non sanno più scrivere in corsivo. Cambia il modo di esprimere sentimenti e stati d'animo con parole, gesti, espressioni del viso e del corpo. Cambia anche la comunicazione non verbale: l'emozione di guardarsi negli occhi, arrossire, rabbrividire, provare un tuffo al cuore, essere felici e spensierati poiché tutto è affidato a sms, parole abbreviate, segni e faccine, chat dove ci si presenta con il proprio "avatar" costruito e preconfezionato. C'è una cosa che vale per tutte le generazioni che ho cercato di analizzare: la difficoltà a relazionarsi con le generazioni successive. Ai miei nonni non interessava quasi nulla di quello che pensavano i loro figli, i miei genitori hanno forse dovuto fare maggiormente i conti con le inquietudini della mia generazione ma, salvo rare eccezioni, hanno sempre eretto barricate di certezze e presunte verità; io e i miei coetanei stiamo facendo grandi sforzi per comunicare con i nostri figli, pur consapevoli di dover lottare, non tanto con loro, quanto con il mondo esterno, con i media, con il consumismo, con una scuola inutile e assente, con una società più simile ad un anestetico che ad una fonte di stimoli. Spero che, chi è giunto alla fine di questa lettura, si voglia, da domani, impegnare un po' di più a capire chi è più giovane di lui, facendo tesoro del proprio passato ma avendo certezza che chi è arrivato dopo di lui avrà certamente qualcosa da imparare ma, ben presto, qualcosa da insegnare.
Io sono diverso dopo aver scritto questo libro, spero che, dopo averlo letto, lo sia un poco anche tu.
A Lorenzo
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